Dal 2020 a oggi in Italia sono stati
prescritti oltre 30mila test genomici per il trattamento del
tumore del seno in stadio precoce. Sono esami ormai fondamentali
nella pratica clinica quotidiana e possono indicare il rischio
di ricomparsa della neoplasia e al tempo stesso hanno un ruolo
predittivo nell'individuare quali pazienti traggono beneficio
della chemioterapia dopo l'intervento chirurgico. Ma il loro
utilizzo andrebbe ulteriormente ampliato: ogni anno, infatti,
andrebbero prescritti ad almeno 13mila donne nel nostro Paese,
mentre nel 2025 sono stati eseguiti, a livello nazionale, solo
9.800 test genomici (nel 2024 erano invece stati 8.700). È poi
necessario garantirne l'effettiva disponibilità sull'intero
territorio nazionale. È quanto si legge nel documento redatto
dall'Osservatorio nazionale sui test genomici, i cui risultati
dei primi due anni di attività sono presentati oggi a Milano.
"Negli ultimi anni in Italia l'adozione ai test è
progressivamente aumentata e mostra un trend in crescita anche
se con andamenti non ancora uniformi", spiega Alessandra Fabi,
consigliera nazionale dell'Aiom (Associazione italiana di
oncologia medica).
Per Giancarlo Pruneri, direttore del dipartimento di
diagnostica avanzata presso la Fondazione Irccs Istituto
nazionale dei tumori di Milano "la sensibilizzazione non deve
riguardare solo l'oncologo medico ma tutti i professionisti che
lavorano all'interno delle Breast Unit". "Secondo gli ultimi
dati - sottolinea poi Corrado Tinterri, responsabile dell'Uo di
Senologia alla Breast Unit dell'Humanitas Cancer Center di
Rozzano - l'esame andrebbe prescritto a una paziente su quattro
che ogni anno nel nostro Paese viene colpita dalla neoplasia
mammaria". "I test genomici nel trattamento del carcinoma
mammario precoce del sottotipo Hr+/Her2- possono diminuire del
48% l'utilizzo della chemioterapia - aggiunge Carmen
Criscitiello, consigliera nazionale dell'Aiom -. Un'adeguata
selezione delle pazienti può consentire di evitare un
trattamento chemioterapico alle donne che non ne hanno
necessità".
Infine, per Rosanna D'Antona, presidente di Europa Donna
Italia, "vanno rimossi i ritardi burocratici e superati alcuni
problemi organizzativi per garantire alle pazienti i medesimi
diritti, su tutto il territorio".
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
