Lavoro intenso e molta burocrazia ma anche un carico emotivo legato al peso delle diagnosi difficili e della sofferenza che ne scaturisce può avere un impatto, soprattutto se non trova uno spazio per essere elaborato. Per questo, oltre il 65% dei medici internisti ha sperimentato almeno una volta il burnout, una condizione di forte esaurimento che può incidere sulla capacità diagnostica e di cura. Ttrovare spazi di espressione e condivisione è lo scopo del contest di scrittura creativa promosso dalla Società Italiana di Medicina Interna in collaborazione con la Scuola Holden che ha ricevuto circa cento manoscritti arrivati da tutta Italia.
Il progetto di storytelling si rivolge ai medici internisti ed è un invito a raccontare esperienze umane vissute accanto ai pazienti. "I medici hanno un enorme bisogno di raccontare ciò che vivono ogni giorno. Non è un caso che nella storia della narrativa ci siano molti medici autori di romanzi divenuti grandi successi - spiega Christian Bracco, membro del direttivo Simi e promotore dell'iniziativa -. Spesso una conflittualità con i pazienti e i caregiver che può arrivare a mettere in discussione l'efficacia della diagnosi e dell'aderenza alle terapie. La scrittura diventa uno strumento di decodificazione delle emozioni e di riappacificazione".
Tra i cento manoscritti arrivati saranno selezionati 3 racconti, che saranno presentati e premiati durante la cerimonia di apertura del congresso nazionale Simi che si terrà a Rimini, dal 2 al 4 ottobre 2026. "Nella professione esiste un bisogno profondo di raccontare fatiche e gioie quotidiane, successi e sconfitte, perché aiutano a costruire una medicina capace di intercettare i bisogni dei pazienti e di chi se ne prende cura", spiega Nicola Montano, presidente Simi. Il filo conduttore individuato dalla giuria è stato l'attenzione alla dimensione umana del paziente e all'etica della buona cura. "La parola è, di fatto, il primo farmaco che abbiamo a disposizione" Martino Gozzi, direttore della didattica di Scuola Holden.
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