L'anticorpo glofitamab in
associazione alla chemioterapia GemOx è da oggi disponibile e
rimborsato anche in Italia per il trattamento dei pazienti con
linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) che presentano una
recidiva o una malattia refrattaria dopo la prima linea di
trattamento. Si tratta di una condizione che interessa fino al
40% dei pazienti e per la quale è fondamentale poter contare su
nuove opzioni terapeutiche efficaci. Lo studio internazionale di
fase III Starglo, rende noto Roche, dimostra un significativo
beneficio in sopravvivenza globale e sopravvivenza libera da
progressione, con benefici significativi nei pazienti trattati
in seconda linea rispetto allo standard di cura. La nuova
opzione terapeutica, l'unica associazione di un anticorpo
bispecifico con chemioterapia disponibile dalla seconda linea
del Dlbcl, offre anche ulteriori benefici: è "off-the-shelf",
cioè subito disponibile per la somministrazione, un aspetto
importante per pazienti che possono aggravarsi se non trattati
tempestivamente.
Un'altra caratteristica importante è la durata fissa: prevede
cioè un numero definito di cicli, offrendo al paziente una data
di fine certa e un periodo libero da trattamenti, migliorando la
qualità di vita.
"Il linfoma diffuso a grandi cellule B - ha affermato Carmelo
Carlo-Stella, direttore della Scuola di Specializzazione in
Ematologia presso Humanitas University di Milano - è la forma
più comune di linfoma non Hodgkin ed è una malattia aggressiva,
che nel 40% dei casi non risponde alla prima linea di
trattamento. La tempistica con cui si registra la ricaduta
rappresenta un elemento chiave nella scelta delle opzioni in
seconda linea. Una recidiva entro i 12 mesi orienta generalmente
verso la terapia CAR-T, mentre una ricaduta oltre i 12 mesi può
indirizzare verso il trapianto autologo di cellule staminali.
Entrambe le opzioni sono riservate però ai pazienti eleggibili o
per i quali sia ritenuto appropriato procedere con questi
trattamenti. Sussiste, quindi, un importante bisogno clinico
insoddisfatto per quei pazienti che non possano beneficiare di
queste opzioni.
Poter disporre di nuove possibilità di trattamento per questo
profilo di pazienti in seconda linea significa intervenire in
una fase cruciale del percorso clinico del paziente, offrendo
una preziosa opportunità di controllo della malattia".
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