La leucemia linfoblastica acuta è uno
dei tumori più diffusi nella fascia d'età pediatrica, con
un'incidenza che si attesta a circa 35-40 nuovi casi per milione
di soggetti con un'età compresa tra gli 0 e i 18 anni (circa
350-400 nuovi casi all'anno in Italia), e nella fascia d'età fra
i 3 e i 7 anni l'incidenza annua arriva a valori che sfiorano
anche i 90 nuovi casi per milione di soggetti. Negli ultimi
decenni si è assistito a un progressivo miglioramento della
prognosi e oggi guariscono con le terapie di prima linea oltre
l'80% dei bambini che si ammalano di questa patologia. A fare il
punto, vari specialisti nel corso di un incontro a Roma.
Un risultato possibile grazie all'innovazione terapeutica e, in
particolare, grazie all'utilizzo di forme di immunoterapia, che
permettono terapie personalizzate e con una minore incidenza di
effetti avversi. Tra questi ci sono gli anticorpi bispecifici,
fra i quali blinatumomab, approvato dall'Agenzia italiana del
farmaco (Aifa) alla rimborsabilità in prima linea, è quello che
ha dimostrato maggiore efficacia.
"Blinatumomab si caratterizza per il suo particolare meccanismo
d'azione capace di creare una sorta di ponte tra le cellule
leucemiche che esprimono l'antigene CD19 e i normali linfociti T
di un paziente che esprimono la molecola CD3. In questo modo, i
linfociti T del paziente mediano l'eliminazione delle cellule
maligne con una modalità altamente selettiva e specifica - ha
spiegato Franco Locatelli, direttore del dipartimento di
Onco-ematologia, terapia cellulare e genica all'Irccs Ospedale
Bambino Gesù di Roma e professore ordinario di pediatria
all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma durante il
convegno 'Blinatumomab in prima linea nella leucemia
linfoblastica acuta: l'innovazione apre nuove prospettive nelle
storie dei pazienti' -. Siamo, quindi, di fronte a un esempio di
medicina di precisione dovuto a un meccanismo d'azione
assolutamente innovativo, preciso e selettivo che permette di
aggredire in maniera molto mirata tutte le cellule
neoplastiche". Nel corso dell'incontro è stato proiettato il
documentario Sangue bianco, presentato al Festival di Cannes
2026 e ispirato al libro 'Tante belle persone' di Paolo Tallini,
che ricorda il percorso con la leucemia linfoblastica acuta del
figlio Pietro.
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