Sostituire due cicli di chemioterapia
intensiva con due cicli di immunoterapia migliora
significativamente le prospettive di guarigione nei bambini con
leucemia linfoblastica acuta ad alto rischio di ricaduta. Sono i
risultati dello studio internazionale Aieop-Bfm All 2017, in
Italia condotto nell'ambito del network dei centri italiani
Aieop che ha individuato nella Fondazione Tettamanti di Monza il
National Coordinating Center. I risultati, ottenuti con il
contributo di oltre cento centri di otto Paesi, sono pubblicati
sul New England Journal of Medicine.
La nuova strategia terapeutica ha quasi dimezzato il numero
delle ricadute, riducendo contemporaneamente gli effetti
collaterali gravi associati alla chemioterapia intensiva. Gli
schemi di chemioterapia intensiva consentono oggi di ottenere
una guarigione a lungo termine in circa il 90% dei bambini
affetti da leucemia linfoblastica acuta. Tuttavia, circa un
paziente su cinque rientra in una specifica categoria,
denominata ad alto rischio perché presenta una probabilità più
elevata di recidiva. Nello studio Aiop-Bfm All 2017 i
ricercatori hanno valutato proprio in questa categoria di
bambini la possibilità di sostituire una parte della
chemioterapia più aggressiva con un trattamento immunoterapico
mirato, utilizzando il farmaco blinatumomab.
"L'obiettivo di questo importante studio - afferma Andrea
Biondi, direttore scientifico della Fondazione Tettamanti e
principal investigator per l'Italia dello studio - era tentare
di migliorare ulteriormente le probabilità di guarigione,
riducendo per quanto possibile la tossicità delle cure sui
bambini e il loro impatto sulle famiglie. Per arrivare a questi
risultati è stato fondamentale il lavoro di alto profilo
cooperativo svolto, nell'ambito dello studio internazionale, da
parte dei centri della rete Aieop, coordinati per l'area
"leucemia linfoblastica acuta" da oltre trent'anni dalla Clinica
Pediatrica di Monza e sostenuti dal Centro di ricerca
Tettamanti".
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