Inchiesta Cpr, presidio di solidarietà a Bari 'medici liberi di curare'

Sit-in davanti al Policlinico con cartelli e striscioni: 'La cura non è un reato'


"Il medico non giudica, non seleziona, non esclude ma si prende cura", "medici liberi di curare", "la cura non è un reato". Sono alcune delle frasi scritte su cartelli e striscioni esposti all'esterno del Policlinico di Bari in un presidio che si è tenuto nel pomeriggio per manifestare "solidarietà" ai medici coinvolti nell'indagine della Procura di Ravenna sui certificati di idoneità per i migranti destinati ai Cpr. L'ipotesi accusatoria è che i medici di diversi ospedali italiani abbiano falsificati i certificati per evitare l'ingresso dei migranti nei Cpr.
    Nell'ambito dell'inchiesta, lo scorso 11 settembre sono stati perquisiti anche nove medici del Policlinico di Bari, tutti infettivologi e psichiatri, nessuno dei quali indagato.
    "La patogenicità dei Cpr non è un'opinione, numerose - è stato detto durante il presidio - sono le inchieste e i rapporti nazionali e internazionali che hanno documentato condizioni di vita degradanti, abuso di psicofarmaci e pratiche sanitarie problematiche, compresa la gestione delle visite preliminare di idoneità. Il medico ha il dovere etico e giudico di agire con l'unico obiettivo della tutela della vita e della salute, in particolare delle persone in condizioni di vulnerabilità. Quando ritiene che l'ambiente in cui vivono non sia idoneo a proteggere la loro salute, la dignità e la qualità di vita, lo deve dire".
    Al presidio ha partecipato anche l'assessora comunale di Bari Paola Romano, che ha detto di avere raccolto l'invito del Comitato 'no Cpr' "a titolo personale, per portare la mia solidarietà".
   

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