In Italia 925mila donne vivono dopo una diagnosi di tumore della mammella, la sopravvivenza a cinque anni raggiunge l'88% e test genomici e medicina di precisione permettono di definire trattamenti sempre più personalizzati.
Cinquant'anni fa lo scenario era profondamente diverso: gli interventi chirurgici erano quasi sempre demolitivi, lo svuotamento ascellare esponeva a un elevato rischio di linfedema, il sostegno psicologico era pressoché assente e la mortalità molto elevata.
È in questo contesto che, nel 1976 a Trieste, nasceva l'Andos, l'Associazione nazionale donne operate al seno. Per celebrare i primi 50 anni di attività, il prossimo 24 settembre, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, si terrà l'evento 'L'evoluzione della cura - Cinquant'anni di innovazione e sostegno alle donne nel trattamento del tumore al seno', un appuntamento per ripercorrere mezzo secolo di cambiamenti nella senologia e indicare le priorità per il futuro con il patrocinio di: Regione Lazio, Roma Capitale, Age.Na.S, Iss, Cnr, Anci, Aiom, Fondazione Aiom, Sipo, Sirm, Sit e Fnomceo.
"In cinquant'anni abbiamo assistito a una trasformazione straordinaria della cura del tumore del seno, ma il nostro obiettivo non può fermarsi alla sopravvivenza - afferma Flori Degrassi, presidente nazionale dell'Andos -. Salvare una vita significa anche restituire alla donna la possibilità di viverla pienamente. Riabilitazione, sostegno psicologico e sociale, sessualità, lavoro e recupero dell'immagine corporea devono essere considerati parte integrante del percorso di cura. Allo stesso tempo dobbiamo garantire che ogni donna, indipendentemente dal luogo in cui vive e dalle sue condizioni economiche e sociali, possa accedere alle stesse opportunità di prevenzione, diagnosi e trattamento. E dobbiamo trasformare ogni innovazione scientifica in un miglioramento concreto della qualità di vita delle donne".
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