In Italia sono stimate ogni anno
87mila nuove diagnosi di tumore della prostata, della vescica,
del rene e del testicolo. Sono malattie molto eterogenee che
richiedono diagnosi appropriate e soprattutto percorsi di cura
personalizzati. La frequenza dell'incidenza risente anche
dell'invecchiamento della popolazione e, per alcune neoplasie,
di fattori di rischio modificabili come il fumo. Sono alcuni dei
temi del 36/mo congresso nazionale della Siuro (Società Italiana
di Uro-Oncologia).
Da oggi fino a sabato oltre 250 specialisti, di diverse
branche della medicina, si riuniscono a Torino per fare il punto
sulle ultime novità scientifiche sui tumori genitourinari. Al
tema della prevenzione è dedicata una delle sessioni del
meeting. "I progressi delle cure hanno migliorato le prospettive
di molti pazienti, ma gli esiti dipendono dal tipo di cancro e
dallo stadio alla diagnosi - afferma Rolando Maria D'Angelillo,
Presidente Siuro -. Occorre investire nella prevenzione primaria
e promuovere percorsi di diagnosi precoce appropriati, quando ne
esistono le condizioni.
A differenza dei tumori della mammella, della cervice
uterina e del colon-retto, per quello della prostata non esiste,
infatti, un programma nazionale di screening organizzato. È una
neoplasia molto diffusa che fa registrare oltre 40mila diagnosi
ogni anno. Sono in corso alcune esperienze pilota regionali
basate sulla valutazione del rischio". "Un programma di
screening basato sul solo Psa, rivolto indiscriminatamente alla
popolazione maschile, non sarebbe appropriato - aggiunge
Giovanni Pappagallo, Vicepresidente di Siuro -. Il bilancio tra
benefici e danni risulterebbe sfavorevole, soprattutto per il
rischio di sovradiagnosi e di conseguente sovratrattamento, con
costi rilevanti per il sistema sanitario".
Per tutti i tumori urologici, poi, "bisogna riuscire a
preservare il più possibile le funzioni sessuali - prosegue
Pappagallo -. Esse rappresentano una componente importante della
qualità di vita per chi sta affrontando la difficile prova del
percorso oncologico. L'équipe curante deve informare i pazienti
sugli effetti possibili, ascoltarne le priorità e offrire
supporto durante e dopo i trattamenti".
Infine "anche nei tumori genitourinari stiamo assistendo a
una progressiva personalizzazione delle terapie - conclude
Orazio Caffo, Membro del Consiglio Direttivo di Siuro -. Tra gli
strumenti in studio c'è l'analisi del Dna tumorale circolante
(ctDna) mediante un prelievo di sangue. In contesti specifici
potrebbe aiutare a monitorare la malattia o a identificare
alterazioni molecolari; la sua utilità clinica va però definita
per ciascuna indicazione".
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