Nuovo bersaglio terapeutico per le malattie genetiche rare

Studio del Tigem (Telethon), individuato un interruttore nel riciclo dei rifiuti cellulari


Identificati nuovi potenziali bersagli farmacologici per controllare un regolatore chiave del riciclo dei rifiuti cellulari: una scoperta molto promettente per il trattamento di malattie genetiche rare, tumori e altre patologie legate al malfunzionamento dei lisosomi, il 'sistema digerente' delle cellule. È il risultato dello studio pubblicato sulla rivista Nature e coordinato da Gennaro Napolitano dell'Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Pozzuoli.
    I ricercatori hanno identificato un nuovo meccanismo che controlla l'attività di Tfeb, proteina che controlla l'attività dei lisosomi. Il malfunzionamento del sistema porta le cellule ad accumulare sostanze tossiche che possono contribuire allo sviluppo di diverse patologie, incluse molte malattie genetiche rare.
    La comunità scientifica considera da tempo Tfeb un bersaglio terapeutico molto interessante, ma finora è stato difficile sviluppare farmaci in grado di agire direttamente su questa proteina.
    Nel nuovo studio i ricercatori hanno scoperto che quando i lisosomi sono sotto stress vengono attivati due enzimi, chiamati Tbk1 e Ulk1. Questi agiscono come interruttori molecolari e innescano una serie di eventi che portano all'attivazione di Tfeb e all'accensione dei programmi cellulari coinvolti nel riciclo e nella pulizia della cellula.
    "Sapevamo già che Tfeb svolge un ruolo fondamentale nell'aiutare le cellule ad adattarsi allo stress e a mantenere efficiente il loro sistema di riciclo -, spiega Alessandra Esposito, prima autrice dello studio -. Quello che ancora non conoscevamo era il meccanismo che permette alle cellule di percepire il danno ai lisosomi e trasformarlo in una catena di segnalazione capace di attivare Tfeb".
    Lo studio ha mostrato che questo nuovo meccanismo è coinvolto anche nel linfoma follicolare, una forma di tumore del sangue nella quale l'attivazione anomala di Tfeb può favorire la crescita delle cellule tumorali. Ma il potenziale della scoperta va ben oltre l'oncologia. "Questa scoperta - osserva Napolitano - apre nuove opportunità per modulare l'attività di Tfeb. Poiché questo meccanismo agisce a monte della proteina, potrebbe essere sfruttato non solo in alcuni tumori, ma anche in molte altre malattie".
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Leggi su www.ansa.it