Superare la distinzione netta tra
salute fisica e mentale per iniziare a parlare della depressione
non più come di una singola malattia, ma di tante 'depressioni'.
È il cambio di paradigma che la ricerca scientifica propone in
occasione della Giornata mondiale della salute mentale, che
ricorre il 10 ottobre. Al centro di questa nuova frontiera c'è
lo studio della stretta connessione tra sistema immunitario,
infiammazione e cervello.
"Due persone possono presentare sintomi simili, ma arrivarci
attraverso percorsi biologici, psicologici e ambientali molto
diversi - spiega Marco Colizzi, professore associato di
psichiatria presso l'Università degli Studi di Udine e direttore
della clinica psichiatrica dell'Azienda sanitaria universitaria
del Friuli Centrale -. L'infiammazione non spiega tutte le
depressioni, ma ci sta aiutando a comprendere come, almeno in
alcuni pazienti, sistema immunitario, metabolismo, sistema
vascolare e cervello possano concorrere alla comparsa e al
mantenimento dei sintomi".
Le evidenze scientifiche dimostrano infatti che l'origine del
problema può avere radici temporali e biologiche molto distanti.
"Studi longitudinali indicano che bambini con elevati livelli
nel sangue di marker infiammatori (come l'interleuchina-6)
mostrano una probabilità di sviluppare depressione a 18 anni
superiore di circa il 55% rispetto ai coetanei - aggiunge
l'esperto -. L'infiammazione, in questi casi, precede la
comparsa dei sintomi di anni. Nell'anziano la depressione si
intreccia con il declino cognitivo, le fragilità fisiche e lo
stato infiammatorio cronico di basso grado legato
all'invecchiamento (inflammaging). Si parla infatti anche di
vascular depression, dove le patologie dei piccoli vasi
cerebrali alterano i circuiti della motivazione e dell'umore,
aumentando di ben 1,8 volte il rischio di successive demenze".
La rivoluzione riguarda anche le terapie. Alcuni tra i più
comuni antidepressivi (come gli Ssri) hanno rivelato
insospettabili proprietà immunomodulatrici. Cresce poi
l'interesse per molecole in grado di modulare la
neuroinfiammazione. Allo stesso tempo, alcuni farmaci nati per
malattie metaboliche sono oggi studiati per i loro possibili
benefici sulla salute del cervello. "Il nostro gruppo di ricerca
sta studiando il ruolo della palmitoiletanolamide
ultramicronizzata in alcune condizioni neuropsichiatriche, con
risultati già oggetto di pubblicazioni scientifiche", conclude
l'esperto.
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