Scegliere la prima valvola
cardiaco-aortica guardando già a come, dove e quando si dovrà
impiantare la seconda: è il nuovo paradigma clinico che sta
ridefinendo la cardiologia interventistica. In Italia, dove si
eseguono ormai oltre 14.400 interventi di Tavi all'anno, la
sostituzione valvolare percutanea a cuore battente e senza
apertura del torace sta iniziando a riguardare una popolazione
sempre più giovane. Questa evoluzione "impone di considerare la
prima protesi come la prima mossa di una strategia per l'intero
arco di vita della persona". È il messaggio centrale del
congresso della Società Italiana di Cardiologia Interventistica
(Gise), che si è aperto a Milano ponendo in primo piano la
gestione a vita del paziente dal gruppo multidisciplinare
dell'Heart Team. "La Tavi - spiega in una nota Alfredo
Marchese, presidente Gise - rappresenta una risposta
fondamentale e risolutiva di fronte alla stenosi valvolare
aortica severa e sintomatica, una patologia degenerativa
progressiva in cui i lembi della valvola si calcificano e si
irrigidiscono, ostacolando il regolare flusso di sangue dal
cuore al resto dell'organismo. Senza un intervento correttivo,
il ventricolo sinistro va incontro a un affaticamento continuo
che sfocia nell'insufficienza cardiaca. La procedura diventa
urgente con la comparsa di affanno anche per lievi sforzi
(dispnea), dolore al petto (angina), vertigini o svenimenti
improvvisi (sincopi)". A tracciare la rotta della pianificazione
sono le nuove Linee Guida europee Esc/Eacts sulle valvulopatie,
che abbassano da 75 a 70 anni l'età per la raccomandazione di
prima scelta alla Tavi nella stenosi aortica tricuspide.
"Questo ci impone un cambio di prospettiva radicale -
sottolinea Marchese -. Oggi progettiamo la salute del cuore del
paziente per i successivi 20 o 30 anni. Scegliere la prima
valvola significa garantire che l'anello aortico sia
dimensionato alla perfezione per evitare sovraccarichi al cuore,
posizionare la protesi in modo da lasciare le arterie coronarie
sempre liberamente accessibili per trattare eventuali infarti
futuri, e predisporre l'anatomia cardiaca a un eventuale secondo
impianto mini-invasivo a distanza di anni, in totale sicurezza".
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
