La riabilitazione ospedaliera dopo un
ictus e un trauma è in una condizione di affanno strutturale.
Nel 2024 i dimessi sono diminuiti: 290.711, contro i 314.715 del
2014 (-7,6%). Le giornate di degenza, circa 7,66 milioni,
restano inferiori di circa il 6,5% rispetto al 2019. Eppure i
posti letto sono quasi tornati alla situazione precedente al
Covid (-1,1%).
E il privato accreditato è l'asse portante del sistema. Quasi
quattro dimissioni su cinque avvengono in strutture private, e
le sole case di cura private accreditate ne assorbono il 57,6%.
E' quanto emerge dal primo report nazionale sulla riabilitazione
ospedaliera, "Analisi della riabilitazione ospedaliera",
commissionato dalla fondazione Gianfranco Salvini, supportato da
A.L.I.Ce Onlus, l'associazione per la lotta all'ictus cerebrale.
Il settore pubblico ha pagato il prezzo più alto della pandemia
e mostra una degenza media più lunga
(27,2 giorni contro 26,1 del privato) e presentato al ministero
della Salute.
Il tasso di ospedalizzazione nazionale è di 3,96 ricoveri
ogni 1.000 abitanti (4,59 nel 2014), ma si passa dagli 8,10
della Valle d'Aosta agli 1,79 della Toscana. Anche i posti letto
di recupero e riabilitazione funzionale per 1.000 abitanti
variano molto: 0,72 in Piemonte, 0,16 in Sardegna, oltre quattro
volte meno. La neuro-riabilitazione è ancora più rarefatta,
concentrata in pochi centri e quasi assente in diverse regioni
del Sud. La provincia autonoma di Trento attrae il 46,5% dei
ricoveri da fuori regione, seguita da Emilia-Romagna (42,0%).
All'opposto, il 42,3% dei ricoveri dei residenti in
Basilicata e il 39,2% in Friuli Venezia Giulia avvengono fuori
regione. Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna sono i principali
poli di attrazione. Da sottolineare che Lazio e Molise hanno
dotazioni sopra la media ma saldi di mobilità negativi, mentre
Emilia-Romagna, Veneto e Umbria ottengono saldi positivi con
meno posti letto. Contano organizzazione dell'offerta,
specializzazione e percorsi assistenziali.
A.L.I.Ce. Italia Odv richiama l'attenzione su una nuova
priorità: garantire a ogni persona colpita da ictus un percorso
riabilitativo appropriato, tempestivo e omogeneo. "Questo
Report dimostra che quelle differenze non sono percezioni, ma
una realtà documentata dai dati ufficiali. È una situazione che
non possiamo più considerare accettabile".
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