Malattie rare, per sindrome di Prader-Willi si studiano i farmaci anti-obesità

Bellantone, "Pazienti non solo destinatarie delle cure ma partecipi delle decisioni"


I farmaci per il trattamento del diabete e dell'obesità - i cosiddetti agonisti del Glp-1 - potrebbero essere di aiuto nel controllo dell'appetito e nella gestione dell'obesità nei pazienti con sindrome di Prader-Willi, una rara malattia genetica. È una delle ipotesi emerse dal IX congresso nazionale della Federazione Italiana Prader-Willi, tenutosi all'Istituto Superiore di Sanità.
    La sindrome di Prader-Willi colpisce ogni anno circa 35 bambini in Italia. Dal 2001 a oggi, le segnalazioni di nuovi casi pervenute al Registro nazionale delle malattie rare sono state 1091. Tra i sintomi della patologia, obesità, diminuzione del tono muscolare, appetito insaziabile (iperfagia), mani e piedi piccoli e alcune caratteristiche facciali tipiche.
    Anche se non l'unica, la gestione dell'iperfagia e dell'obesità rappresenta una delle principali sfide cliniche nella sindrome di Prader-Willi. Da qualche anno, tra le strategie terapeutiche oggetto di interesse figurano gli agonisti del recettore del Glp-1. A oggi, tuttavia, le prove scientifiche sull'efficacia di questi farmaci in questo contesto sono ancora limitate. Per questo dal congresso è giunto l'auspicio a condurre studi più ampi e di lunga durata. Sono inoltre in fase di studio altre terapie mirate alla regolazione della fame, tra cui la setmelanotide, autorizzata nell'Unione Europea per alcune forme rare di obesità genetica e ipotalamica, ma non per la sindrome di Prader-Willi.
    Tra i temi emersi dal congresso anche la necessità di coinvolgere i pazienti, non solo nelle scelte terapeutiche, ma anche nella definizione delle priorità di ricerca. "Anche la ricerca ha bisogno della loro esperienza per individuare le priorità realmente rilevanti e valutare non soltanto gli esiti clinici, ma anche l'impatto degli interventi sulla vita quotidiana, sull'autonomia e sul benessere complessivo della persona", ha affermato Maria Luisa Scattoni, direttore del Centro nazionale malattie rare.
    "Le persone non possono essere considerate soltanto destinatarie delle cure e dei servizi ma devono poter partecipare alle decisioni che riguardano la propria salute e il proprio Progetto di Vita, esprimendo bisogni, preferenze e aspettative", ha concluso il presidente dell'Iss, Rocco Bellantone.
   

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