Melanoma, in Italia ogni anno quasi 13mila casi

Sopravvivenza a 5 anni oltre il 90%. Imi, 'opportunità da digital pathology e IA'


Circa 13mila persone ogni anno in Italia si ammalano di melanoma, la forma più aggressiva di tumore della pelle, e in totale i pazienti che vivono con una diagnosi ammontano a più di 221mila. Se la sopravvivenza a cinque anni supera il 90% si registrano però ancora circa 2.500 decessi l'anno. Da qui l'esigenza di incentivare la prevenzione con percorsi personalizzati in base al rischio individuale, garantendo controlli mirati alle persone più vulnerabili. Anche l'intelligenza artificiale può contribuire a vincere questa sfida purché venga utilizzata come supporto e non come sostituto del clinico. È quanto indicano gli esperti dell'Intergruppo melanoma italiano (Imi), che apre oggi a Bologna il suo congresso annuale.
    "La prima sfida riguarda la riduzione dei comportamenti a rischio ed è quindi fondamentale promuovere una corretta fotoprotezione - sostiene Vincenzo De Giorgi, segretario dell'Imi -. Poi è necessario diagnosticare il cancro precocemente e meglio. Le moderne tecniche non invasive, come la dermoscopia o l'imaging avanzato, permettono di identificare melanomi sempre più piccoli e sottili".
    "Il percorso deve assicurare continuità assistenziale, controlli personalizzati e attenzione alle priorità della persona", sottolinea Roberto Patuzzo, consigliere dell'Imi.
    "Negli ultimi decenni i trattamenti medici sono cambiati e i più utilizzati sono adesso le terapie target e l'immunoterapia", aggiunge Mario Mandalà, Past President dell'Imi.
    Nuove opportunità arrivano anche da "biologia molecolare, digital pathology e intelligenza artificiale, con quest'ultima che può agire come un 'copilota specializzato' al fianco dell'anatomopatologo - aggiunge Daniela Massi, presidente dell'Imi -. Inoltre, i test di Next Generation Sequencing (Ngs) permettono di identificare alterazioni genetiche cruciali per accedere a farmaci mirati anche se non esiste ancora un pannello diagnostico o prognostico dedicato e rimborsato nel tariffario".
    Sul fronte della ricerca, "promuovere studi indipendenti è uno dei principali obiettivi della nostra associazione - aggiunge Anna Maria Di Giacomo, consigliera dell'Imi -.
    Purtroppo la ricerca no profit in Italia attraversa una fase critica e negli ultimi 15 anni le sperimentazioni non finanziate dall'industria farmaceutica sono calate del 57%".
   

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