Microplastiche nella placenta e negli ovociti, 'studiare possibili effetti su salute'

Viora (Sigo), 'tema va portato all'attenzione di cittadini e istituzioni'


Microplastiche nella placenta, nel sangue cordonale e nel liquido amniotico, oltre che nel liquido follicolare, la sostanza che circonda l'ovocita durante la maturazione. Inoltre, come documentato dal progetto 'Life persuaded', coordinato dall'Istituto superiore di sanità e condotto su coppie madre-bambino, metaboliti di ftalati sono stati rilevati nel 100% dei partecipanti e bisfenolo A nel 77%.
    Uno scenario che fotografa un'esposizione diffusa a sostanze capaci di interferire con il sistema endocrino e, possibilmente, avere un impatto sulla salute riproduttiva, e che per questo merita di essere approfondito tramite ricerca indipendente, metodi di misurazione condivisi, sorveglianza ambientale e informazione corretta.
    Questo il tema al centro della conferenza stampa promossa dalla federazione Sigo (Società italiana di ginecologia e ostetricia), 'La salute della donna in un ambiente che cambia. Fertilità, gravidanza e prevenzione: i rischi delle microplastiche'.
    "Un'iniziativa - ha sottolineato Elsa Viora, presidente della Federazione - con cui vogliamo portare all'attenzione di cittadini, istituzioni e professionisti un tema emergente, distinguendo ciò che la ricerca ha già documentato da ciò che resta da dimostrare".
    "Il ritrovamento di microplastiche in campioni legati all'apparato riproduttivo", infatti, "apre interrogativi importanti, ma non autorizza conclusioni affrettate - ha spiegato Stefano Lello, consulente scientifico della Fondazione Policlinico Gemelli -. Dobbiamo capire se e in quali condizioni l'esposizione possa incidere sulla qualità degli ovociti e sulla fertilità, attraverso studi clinici affidabili e confrontabili".
    Simonetta Marucci, endocrinologa dell'Università Campus Bio-Medico di Roma ha illustrato come "il sistema endocrino sia una rete di comunicazione delicata, in continuo dialogo con il sistema nervoso e immunitario" e che "alcune sostanze ambientali possono interferire con questi messaggi, soprattutto nelle fasi più sensibili dello sviluppo".
    "Possiamo ridurre le esposizioni evitabili con scelte concrete - ha concluso Maria Grazia Petronio, epidemiologa e vicepresidente di Isde Italia -: limitare gli imballaggi monouso, preferire quando possibile contenitori riutilizzabili e non riscaldare gli alimenti nella plastica".
   

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