Due milioni di italiani potrebbero
convivere con una malattia del fegato senza saperlo: si tratta
del fegato grasso, una delle facce meno conosciute della
malattia metabolica e riguarda da vicino chi vive con il diabete
di tipo 2. Il rischio è che, mentre glicemia e colesterolo
vengono controllati, il fegato continui silenziosamente ad
accumulare grasso, sviluppando un'infiammazione cronica che può
aprire la strada alla fibrosi, alla cirrosi e, nei casi più
gravi, al tumore epatico. È questa una delle sfide emergenti per
la diabetologia, al centro del 31esimo congresso nazionale della
Società italiana di diabetologia (Sid): riconoscere per tempo la
malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica
(Masld) e soprattutto identificare i pazienti nei quali il danno
al fegato sta già progredendo.
La Masld comprende infatti un ampio spettro di condizioni
caratterizzate da accumulo di grasso nel fegato in presenza di
fattori di rischio metabolici, come diabete di tipo 2, obesità,
ipertensione e alterazioni dei lipidi. Nella forma più semplice,
il quadro è limitato alla steatosi isolata, senza evidenza
significativa di infiammazione o danno epatocellulare. In una
parte dei pazienti, invece, la malattia evolve nella Mash, la
steatoepatite associata a disfunzione metabolica: qui il grasso
non è più soltanto un deposito, ma si accompagna a infiammazione
e danno delle cellule epatiche. Con il passare del tempo può
comparire la fibrosi, cioè la formazione di tessuto cicatriziale
che compromette progressivamente l'architettura e la funzione
del fegato. Nei casi più avanzati si può arrivare alla cirrosi e
alle sue complicanze (insufficienza epatica, tumore).
"Il problema Masld/Mash può interessare fino al 70% dei
pazienti con diabete mellito - commenta Riccardo Bonadonna,
presidente eletto della Sid - e pertanto è una delle sfide
quotidiane più rilevanti cui i Servizi di Diabetologia sono
chiamati a fare fronte".
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