Malattie rare, poche prove e costi frenano la prescrizione di integratori

Survey promossa dall'osservatorio Nura, raramente usati a finalità preventive


Vengono prescritti, ma con molta prudenza. È questo l'atteggiamento dei medici che hanno in cura persone con malattia rara nei confronti di integratori alimentari e nutraceutici. È quanto emerge da un'indagine dell'Osservatorio Nutraceutici e Malattie Rare, pubblicata da Uniamo - Federazione Italiana Malattie Rare in collaborazione con ApertaMente.
    L'indagine, che ha coinvolto 94 clinici di diverse aree specialistiche su tutto il territorio nazionale, ha mostrato che solo il 26% dei medici dichiara di suggerire o prescrivere integratori spesso o sempre, mentre circa il 70% lo fa occasionalmente o raramente. Il ricorso è legato a bisogni specifici, come carenze nutrizionali, supporto metabolico e astenia, e raramente a finalità preventive o di benessere generale. Solo il 10,6% dei clinici ritiene che questi prodotti non abbiano un valore significativo.
    A frenare l'uso, la scarsità di prove con l'38,3% dei clinici che ritiene che la carenza di studi robusti sia la principale criticità. A questa si aggiungono i costi, spesso a carico del paziente.
    L'indagine conferma i dati emersi da una prima indagine condotta sui pazienti. "Tre anni fa abbiamo cominciato una raccolta dati su un argomento non ancora abbastanza indagato, almeno dal nostro punto di vista: nutraceutici e integratori alimentari", ha dichiarato la presidente di Uniamo Annalisa Scopinaro. "Dopo pazienti e clinici, il prossimo passo sarà di orientarci verso le Istituzioni, per capire se e come questo fenomeno viene affrontato ed eventualmente regolamentato", ha concluso.
   

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