Epilessia resistente, con terapia genica crisi quasi azzerate per 3 pazienti

Studio clinico di fase iniziale, alla terapia segue la somministrazione di un farmaco


Tre persone con epilessia resistente ai farmaci hanno visto ridursi di oltre il 90% il numero di crisi mensili e senza effetti collaterali gravi, grazie all'infusione diretta nel cervello di una terapia genica, nell'ambito di uno studio clinico in fase iniziale condotto da Yang Dai dello Xuanwu Hospital della Capital Medical University di Pechino, i cui risultati sono riportati sul New England Journal of Meidicine.
    In ciascun partecipante, la terapia genica è stata mirata con precisione a una piccola porzione di tessuto cerebrale, alla base delle crisi. La terapia introduce un gene che rende i neuroni sensibili a uno specifico farmaco, un antipsicotico che regola l'attività dei neuroni stessi. Quindi si combina la terapia genica con il farmaco — un approccio chiamato chemogenetica.
    Secondo i dati della Federazione Italiana Epilessie, in Italia ci sono circa 500.000 pazienti e almeno 125.000 di queste persone presentano forme resistenti alla terapia farmacologica, spesso associate a gravi disabilità fisiche e cognitive.
    I pazienti coinvolti nel trial soffrono di una forma comune di epilessia che interessa l'ippocampo, una specifica regione cerebrale. I tre pazienti, con almeno due crisi epilettiche al mese, avevano sviluppato resistenza ad almeno due farmaci antiepilettici.
    Il trattamento sperimentale utilizza un virus vettore per veicolare un gene nei neuroni dell'area cerebrale interessata.
    Il gene, che viene veicolato specificamente nelle cellule eccitatorie coinvolte nell'insorgenza delle crisi epilettiche, impartisce ai neuroni l'istruzione di produrre un recettore capace di legarsi alla clozapina, attivando tali recettori e riducendo l'attività dei neuroni bersaglio.
    Due settimane dopo aver ricevuto la terapia genica i partecipanti hanno iniziato ad assumere una bassa dose di clozapina ogni otto ore. A distanza di circa due mesi, il numero medio di crisi mensili è sceso da 4,5 a 0,5 in due dei partecipanti, e da 4 a 0 nel terzo. Si tratta comunque di uno studio su piccola scala e ancora preliminare.
   

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